Ciao Rescue,

così come annunciato parte oggi la rubrica l' eduacatore consiglia .

Tutti i venerdì infatti per 6 settimane tratterò un argomento di educazione cinofila per il benessere non solo del nostro amico a quattro zampe ma del binomio UOMO-CANE.

Se avete domande da porre, relative all'intervento della settimana, potete inviare una mail a educazione@rescuebouledoguefranceseitalia.it alla quale risponderò.

di Edoardo Militello.

Buona lettura!!


LA VESTIZIONE

Quando parliamo di vestizione del cane, siamo subito messi di fronte ad un dubbio: pettorina o collare? Cosa è meglio per il nostro bulletto? 

Immediatamente nella nostra testa passano in rassegna tutte le varie tipologie di collari in commercio (fissi, a scorrimento o semi/scorrimento, collare a strozzo e così via), di pettorine (scapolare, norvegesi, easy walk e così via) e di guinzaglio (di cuoio intrecciato, flexi, con ammortizzatore e così via). Spesso la scelta dello strumento (così è definito l’oggetto della vestizione) è condizionato dall’ aspetto estetico che assume il cane indossandolo ( ci piace vedere il nostro bulletto maschio che assume l'aria da macho o la nostra piccola che assume l'aria di una doll), dimenticandosi quale sia il reale benessere per il cane. 

Partiamo dal presupposto fondamentale che uno strumento rimane sempre solo uno strumento. E’, invece, il valore che ad esso conferiamo e come lo strumento viene utilizzato, che conta nella relazione con il nostro pelosetto. Un corretto utilizzo dello strumento, garantisce un cane più equilibrato e con minori problematiche relazionali, sia tra conspecifici che interspecifici. 

Ora non voglio passare in rassegna gli effetti positivi o negativi di ogni singolo strumento, poiché risulterebbe un elenco afinalistico e sterile, ma voglio spiegare alcuni elementi importanti da tenere in considerazione nel momento in cui dobbiamo scegliere lo strumento che riteniamo essere più adatto al nostro amico a 4 zampe.

Nel cane il collo, oltre a essere una parte anatomica altamente sensibile e delicata come del resto per noi, riveste un ruolo fondamentale sia in termini di comunicazione che di comportamento sociale. Nel cane che indossa il collare come strumento per la passeggiata, ogni strattone o tiro del guinzaglio anche involontario da parte del conduttore, viene percepito come un gesto di minaccia. Tale condotta compromette la fiducia nei confronti del proprietario e destruttura la relazione che si instaura nel binomio. 

Nel momento in cui ci capita di tirare il guinzaglio agganciato al collare, anche involontariamente, il cane assume una postura cosiddetta "aperta", esponendo il petto poiché inevitabilmente la testa viene tirata indietro a seguito del guinzaglio in trazione. Tale postura, nel caso si incontrasse un altro binomio, può essere percepita dall'altro cane come una forma di assertività e/o aggressione nei suoi confronti, innescando così delle risposte comportamentali distorte, frutto di una comunicazione alterata.

La passeggiata tranquilla, può cosi diventare un momento critico per il nostro cane, che marcherà negativamente quel momento apparentemente di spensieratezza.

Nel tempo vari studi scientifici hanno confermato i danni fisici che il cane può subire dall’utilizzo di un collare fisso sottoposto ai continui strattoni, come ad esempio danni muscolari, lesioni vertebrali, lesioni alla tiroide e lesioni laringo-tracheali, che per le razze più dedicate quali i brachicefali, come i nostri bulletti, possono seriamente compromettere lo stato di salute. 

Discorso analogo vale anche per altri tipi di strumenti quali la pettorina scapolare. Le continue trazioni e strattonamenti del guinzaglio, possono essere causa di seri danni articolari della spalla o di altre strutture anatomiche. 

Allora, quando si sceglie una pettorina, cosa devo considerare?

La pettorina più idonea dovrebbe essere regolabile, (figura 1, figura 2) avere una cinghia superiore dalle spalle alla metà del dorso e una sul petto. Due ganci per l’apertura e la chiusura situati lateralmente all’anello dove si aggancia il guinzaglio, indicato come punto del baricentro. La pettorina con queste caratteristiche viene definita ad H. La pettorina, così definita, risulta essere la più idonea poiché con essa oltre a garantire una certa libertà nel movimento (in primis del comparto testa/collo), non viene compromessa la comunicazione del cane. Anche la somestesi, intesa come la sensibilità e la percezione del proprio corpo, viene garantita positivamente. La tecnica di vestizione della pettorina e la pettorina stessa, infatti, non risultano invadenti per il cane, in quanto non vengono stimolate le zone definite calde, che potrebbero inibire la responsività del bulletto. In caso poi di accidentale stiramento del guinzaglio, il fulcro della trazione risulterebbe l’anello di aggancio/sgancio che giace sul dorso del cane (quasi nel baricentro), quindi senza compromettere parti anatomiche delicate.

Anche per il guinzaglio esistono delle condizioni ideali. 

A fronte di quanto esposto io sconsiglio vivamente il guinzaglio a molla, poiché sottopone il cane a continui strattoni. Molto spesso il proprietario utilizza il guinzaglio non come strumento per la passeggiata, ma come strumento per indirizzare il cane. Il bottone che fa scattare la molla per richiamare il proprio pelosetto diventa l’unico stimolo che il cane riceve dal suo umano. E in tutto questo, dove sta la comunicazione ed il patto reciproco di fiducia?

Giusto per intenderci, la funzione del guinzaglio dovrebbe essere quella che per noi è la cintura di sicurezza in auto, ovvero un qualcosa che permette una certa forma di protezione nei confronti del cane. Qualsiasi altro utilizzo del guinzaglio, viene considerato scorretto. Un guinzaglio ideale risulta essere lungo circa 2,5-3 mt con doppio moschettone (figura 3), in maniera da poter giocare sulle distanze (accorciandolo, cosi si rispettano anche i limiti di legge) a seconda delle necessità (tranquilli, vedremo meglio questo aspetto quando parleremo degli spazi).

Molto spesso si preferisce mettere in tensione il guinzaglio per attirare l’attenzione del cane o per indicargli la direzione da prendere, togliendo così un elemento fondamentale per la crescita della relazione: la comunicazione vera e propria. Quando parleremo della comunicazione, affronteremo meglio questo discorso. Ma giusto per anticipare, chiedetevi, perché il cane ci deve seguire se siamo i primi che non lo consideriamo? E’ con il posizionamento del nostro corpo, con la gestualità della nostra mano, il nostro sguardo che indichiamo la direzione da prendere. Solo così otteniamo l’attenzione del cane ed entriamo nella sua testa e ci accreditiamo. E state certi che non ci sarà più bisogno di strattonare o tirare il guinzaglio.

A questo punto mi sento di dire che quanto detto sin’ora, sono delle indicazioni che valgono a livello generale e che devono essere tenute in considerazione nel momento della scelta dello strumento da prendere. E’importante che la scelta dello strumento sia sempre compatibile con il benessere del cane, altrimenti anche una pettorina ad H, per quanto funzionale, può risultare inadempiente. Un esempio pratico è l’utilizzo della pettorina ad H per un cane molto timido. La tecnica di inserimento che prevede il passaggio della testa attraverso l’anello che appoggerà sulle spalle, potrebbe inibire il cane.

Queste indicazioni, quindi, vogliono essere un suggerimento affinché un’attività apparentemente semplice, quale può essere una passeggiata con il proprio bulletto, possa diventare in realtà un’importante attività per costruire la relazione. E’ solo garantendo il benessere psicofisico al cane che io posso entrare davvero in comunicazione con lui ed ottenere dei consensi da parte sua. Non scordiamoci che se la passeggiata è un momento piacevole per noi, lo deve essere anche per lui. Quando usciamo con il nostro bulletto, dobbiamo ragionare sempre in coppia, ed essere parte attiva della comunicazione, non farci sostituire dagli oggetti che rendono sterile qualsiasi attività. Solo così il nostro binomio (uomo e bullo) può crescere assieme e vivere esperienze decisamente positive.

La grande gioia di avere un cane è quella di poter fare l’idiota davanti a lui:

non soltanto non ti rimprovererà, ma anche lui farà lo stesso.

(Samuel Butler)


L’APPROCCIO AL CANE

Oh ma che bello, quanto tempo ha?

E subito ci troviamo piegati verso di lui con le nostre braccia che lo avvolgono e le mani che lo strofinano da capo a coda.

Anche quelle piccole leccatine che il bulletto indirizza sul proprio naso, vengono subito scambiati per baci... e lo strofinamento continua.

È come se fosse un nostro istinto primordiale che ci induce a toccare ogni cosa che ci piace.

Ma siamo proprio sicuri che la nostra gioia nel manipolare un cane estraneo, indipendentemente dall’età, sia da lui condivisa…Bulletto o meno che sia?!?!?

Come per la vestizione nella scorsa sezione, oggi darò delle indicazioni utili per un corretto approccio generico al cane affinché l’avvicinamento e l’inizio della comunicazione tra noi e lui, avvengano in maniera adeguata, nel rispetto dell’individualità e dell’alterità.

Parto subito nel dire che la comunicazione con il cane, a differenza nostra, inizia già quando siamo in lontananza.

Non ce ne accorgiamo ma il cane che intravediamo da lontano, già ci sta studiando; osserva il nostro movimento, la nostra andatura, la nostra coordinazione e, una volta vicini, valuta la nostra prossemica (ovvero la disposizione specifica del corpo nei suoi confronti) e la postura (intesa come posizione del nostro corpo rispetto al nostro baricentro).

Ebbene sì, noi non ce ne accorgiamo, ma il nostro corpo per il cane sta già comunicando da lontano.

Solamente questi due elementi a mano a mano che ci avviciniamo, possono, se scorretti, compromettere la comunicazione vera e propria nonostante tutte le nostre buone intenzioni.

L’adeguato approccio al cane inizia, quindi, già con l’avvicinamento.

Avete mai notato, in condizione di normalità comportamentale, come si avvicinano tra loro due cani?

Appare subito in evidenza un comportamento caratteristico: l’avvicinamento ad un altro soggetto avviene tramite una linea curva (vedi figura sotto). 

Spesso questo tipo di approccio tra cani, che è espressione di una corretta comunicazione, viene da noi erroneamente interpretato, attribuendo un comportamento assertivo o dominante al cane che rimane fermo e un comportamento remissivo all’altro che si avvicina quasi lateralmente.

La posizione laterale associata ad un avvicinamento curvilineo, indica un’apertura alla comunicazione.

Quindi, se il nostro desiderio impellente ci spinge ad andare a conoscere il nuovo amico pelosetto che abbiamo scorto da lontano, impegniamoci anche noi ad adottare questa tipologia di approccio, e diamo inizio ad un confronto comunicativo rispettoso.

Durante l’avvicinamento dobbiamo anche considerare il concetto di spazio, ovvero valutare quale sia la distanza minima vitale di interazione.

Quante volte, magari, in un ambiente un po’ affollato ci scostiamo dalla persona che si è messa di fianco a noi, semplicemente perché non conoscendolo, viviamo questa sua vicinanza come invadenza?

Lo stesso concetto vale per i cani.

Per quale motivo il cane deve avere piacere ad incontrarci e farsi toccare da noi, visto che non ci conosce?

Noi mostriamo fiducia verso chi conosciamo, e per conoscerlo prima lo studiamo.

Medesimo comportamento viene adottato dal cane.

Nel cane sono stati individuati 4 tipi di spazio (vedi figura sotto): zona pubblica; zona sociale; zona individuale; zona intima.

Queste zone che variano da soggetto a soggetto in relazione alla razza ed al proprio vissuto, indicano le distanze entro le quali avvengono i vari tipi di interazione: l’accettazione casuale non interessata di un altro soggetto, l’avvicinamento per conoscersi (avvicinarsi per annusarsi), l’avvicinarsi ed il toccarsi per il gioco e il toccarsi quale espressione epimeletica (prendersi cura di..). Ovviamente l’argomento sugli spazi risulta molto più complesso, nel campo della cinofilia, di questa semplice descrizione che tuttavia è funzionale a crearsi l’idea di cosa devo considerare quando mi avvicino ad un cane che non conosco.

Invadere uno dei 4 spazi senza saper leggere i segnali che il cane rimanda nell’avvicinarsi, può essere davvero fonte di episodi spiacevoli.

A tal proposito, la consulenza di un educatore cinofilo può davvero essere di aiuto per evitare che ciò accada.

Per continuare nel nostro discorso sull’approccio, prendo in considerazione, come esempio, la condotta che normalmente si deve assumere quando, facendo una passeggiata, incontriamo un altro bulletto a spasso col proprio P.O. (pet owner) e vogliamo avvicinarci a lui.

Un buon comportamento prevede, quantomeno, le seguenti fasi: avviciniamoci al binomio disegnando una linea curva e fermiamoci ad una certa distanza, non a ridosso del cane.

Il cane già ci sta scrutando da lontano ed ha capito la nostra intenzione.

A questo punto, stando rilassati e soprattutto naturali, attendiamo una sua risposta.

Stiamo fermi ed attendiamo che sia il cane ad avvicinarsi a noi.

Capiamo subito se il bulletto è disposto a venirci a conoscere o meno. Anche se può apparire strano, attendere rilassati vuol dire già comunicare in maniera adeguata e rispettare chi ho davanti.

Magari poi il bulletto chiude lì l’interazione (difficilissimo direi), ma se così fosse, sappiate che il cane porta a casa il fatto di avere incontrato una persona rispettosa e che sa comunicare.

Una bellissima cosa questa che raccoglierà i suoi frutti ad un successivo incontro.

Del resto, non si può essere sempre amici di tutti ad un primo casuale incontro.

Ricordate che avere comunicato il vostro rispetto nei confronti del pelosetto è sempre comunicazione. 

Se il bulletto invece si avvicina, perché è da noi incuriosito, la comunicazione continua.

Abbiamo detto prima che noi comunichiamo soprattutto con il corpo e che la nostra postura, fornisce molte informazioni al cane. Attenzione quindi a come ci muoviamo: piegare il nostro corpo in avanti così siamo più comodi per accarezzare il cane, può essere visto come un atteggiamento assertivo nei suoi confronti.

Per un cane tendenzialmente timido, tale postura può essere sufficiente per chiudere direttamente la comunicazione, cosi come l’accucciarsi.

Una postura eretta rilassata con braccia lungo i fianchi, è la posizione neutra da adottare che lascia un’apertura verso una ulteriore conoscenza.

Attenzione anche alle braccia: le braccia conserte possono essere viste come una chiusura di comunicazione. 

Giunti a questo punto, può essere che il pelosetto avvicinandosi a noi, mostri intenzione di conoscerci, andando ad annusare parte del nostro corpo e le mani.

Poniamo al cane la parte dorsale della mano, poiché più neutra e più discreta, rispetto alla parte palmare considerata più intima. Se il bulletto ci induce ad accarezzarlo, dobbiamo sempre considerare alcuni fattori.

Anzitutto bisogna tenere a mente questa distinzione della mano tra parte dorsale e palmare, che aiuterà anche il cane più timido a vivere l’incontro con serenità.

Chiediamoci ora, quale parte del copro posso toccare in tranquillità?

Il corpo del cane può essere suddiviso in due grandi aree (vedi figura sotto): aree calde quali testa, posteriore, coda, zampe considerate parti più delicate e più intime per il cane, e le aree fredde quali l’area compresa dal collo alla parte posteriore, groppa e ventre, ovvero le zone meno sensibili.

Ricordarsi questa distinzione quando accarezziamo il cane è importante.

Quando, per abitudine con il nostro pelosetto, andiamo a toccare le zone calde di un altro bulletto che non conosciamo, il cane vive questo contatto come una violazione personale. Un po’ è come se una persona si avvicinasse a noi e ci toccasse il viso o parti del corpo che per noi sono intime.

Guarderemo subito in malo modo tale soggetto.

Toccare invece le aree fredde, quelle che per il cane risultano meno sensibili, risulterebbe come una stretta di mano da parte di uno sconosciuto; una modalità di approccio meno invadente e che rispettiamo ed accettiamo molto di più.

Avere contezza di tale suddivisione corporea del cane, vuol dire accreditarci nei suoi confronti, che ci vede come persona rispettosa e verso la quale può aprirsi ulteriormente.

Solo quando il cane ci avrà dato prova della propria fiducia, allora anche le zone calde diventano accessibili.

Quello che succede con il nostro bulletto, che ci permette di toccargli la testa senza che ci ringhi dietro.

Solo con una corretta mappatura del corpo del cane e dell’uso adeguato della mani, posso infatti procedere ad accarezzarlo e lavorare così anche sulla somestesi (conoscenza e percezione del proprio corpo).

Una nota importante da chiarire in riferimento alle aree corporee del cane, è che questa suddivisione dipende molto anche dal soggetto e dalla razza che sto considerando e da come il cucciolo ha vissuto le esperienze di manipolazione nella fase evolutiva.

Un consiglio spassionato, che vi identifica comunque come persona rispettosa e che vi preserva da spiacevoli inconvenienti, è che se il cane non vi rimanda segnali di essere predisposto a farsi toccare o nel caso, voi non li comprendiate, meglio non accarezzarlo.

State comunque certi che avete fatto la cosa più giusta per lui e questo, è il bene che vi portate dentro continuando per la vostra strada.

 

Se un cane non viene da te dopo che ti ha guardato in faccia,

dovresti andare a casa e farti un esame di coscienza (W. Wilson)

 

NB: le immagine selezionate ad hoc e riportate nel testo, sono tratte pubblicamente da internet.


"LO STATO DI CALMA"

 

È capitato qualche volta andando a casa delle persone che mi hanno chiamato per una consulenza per il proprio pelosetto, di notare l’assenza di quello che in gergo cinofilo chiamiamo “copertina”. Alla domanda di dove fosse la copertina del cane, la risposta ottenuta era sempre la stessa, ovvero, con la scusa che il cane poteva avere accesso a tutte le stanze della casa, con il permesso di salire sul divano e sul letto, non c’era necessità alcuna di offrirgli una copertina. A maggior ragione per il fatto che il cane non l’avrebbe mai usata potendo salire direttamente sul letto per riposarsi.

FERMI TUTTI!!!

 

Utilizzerò questo terzo incontro per dare delle delucidazioni e delle indicazioni in merito a cosa sia la “copertina” e perché è importante la sua presenza all’interno della casa. 

Inizio subito col precisare che per “copertina” intendiamo il materassino, il cuscino, la copertina vera e propria che offriamo al nostro cane, quale posto sicuro verso il quale dirigersi, ogni volta che ne senta il bisogno (figura 1).

La copertina è un riferimento che il cane vive come suo; è il luogo ove dirigersi per poter vivere tranquillamente i propri momenti di relax autoriferiti, senza che venga disturbato e senza che debba condividere la propria intimità con qualcun altro. La copertina non è solo una necessità, ma è proprio un bisogno di base del cane.

Noi viviamo in automatico il fatto che quando siamo stanchi, quando siamo arrabbiati, andiamo a rinchiuderci nella nostra stanza, anche solamente per stemperare le tensioni del momento o per recuperare le forze dopo una giornata intensa. Orbene, lo stesso bisogno vale anche per il cane.

Il pelosetto sia in casa che fuori e nelle diverse situazioni che vive in ambienti o posti nuovi, ha bisogno di un punto suo di riferimento che possa vivere come base sicura dove può stazionare senza che nessuno lo disturbi.

Il fatto di garantire l’accesso a tutte le stanze del cane, che considero un’ottima cosa perché non pone divieti ed amplia il concetto di affiliazione per il cane, non è sufficiente a soddisfare i bisogni di base.

La possibilità di salire sul divano o sul letto, non sono sufficienti per garantire il rilassamento e la privacy di cui ha bisogno il nostro bulletto, perché quegli spazi che gli concediamo in realtà sono spazi condivisi, che non vive completamente come suoi.

Da un momento all’altro il cane si aspetta una nostra interferenza, compromettendo così il suo bisogno di stare con se stesso.

Offrire al cane un suo posto sicuro, non vuol dire solamente andare incontro ai bisogni del cane, ma significa anche creare i presupposti per lavorare sulla relazione con lui e favorire lo stato di calma, elemento fondamentale per una buona relazione.

Affinché la copertina possa essere vista come punto di riferimento per i cani all’interno della nostra abitazione, deve essere posizionata in un luogo sicuro e adeguato.

Devono, quindi, essere evitati tutti i punti di passaggio e i posti siti vicino agli ingressi perché oltre a non far tranquillizzare il cane, lo predispone perennemente in uno stato di allerta. 

La zona dove appoggiamo la copertina deve essere quindi una zona appartata, ma non isolata lontano dalle stanze più abitualmente da noi frequentate. 

Il posto deve essere privo di pericoli, in una zona con microclima favorevole tale da rispettare la temperatura corporea del cane; andrebbero, quindi, evitati i posti adiacenti a stufe, finestre e caloriferi.

L’accesso alla copertina deve essere garantita in ogni momento della giornata. 

Affinchè il cane possa eleggere la copertina che abbiamo scelto per lui come zona sua personale, dobbiamo conferire valore ad essa e collegarla a qualcosa di positivo per lui; solo così facendo il nostro pelosetto sarà portato ad andarci sopra senza esitazioni.

Quando il cane vi si posiziona sopra spontaneamente, possiamo infatti premiarlo.

Anche far trovare un piccolo premietto o un suo giochino sulla copertina è un modo per marcarla positivamente agli occhi del cane.

Per le situazioni un po’ più difficili, alcune volte bisogna premiare il cane già nel momento in cui vi ci passa vicino o addirittura vi rivolge lo sguardo. 

Per molte persone questi comportamenti vengono banalizzati, ignorando che un buon lavoro sulla copertina è l’anticamera per lavorare sullo stato di calma del nostro amico a 4 zampe.

Come possiamo, poi, lamentarci che il nostro pelosetto è sempre agitato se non gli garantiamo le basi per costruire il proprio stato di calma?

Molto spesso i vari proprietari non valorizzano mai lo stato di calma del cane, ma interagiscono con lui solamente quando il bulletto si attiva e diventa un po’ troppo esuberante.

Intervenire prestando attenzione al cane quando è iperattivo, indipendentemente da ciò che gli viene detto, con l’intento di farlo tranquillizzare, ha in realtà l’ effetto opposto del nostro intento.

Non ce ne accorgiamo, ma in realtà stiamo gratificando lo stato di agitazione e stiamo dicendo al cane di incentivarla.

Ti dò retta solamente se fai casino?!?

Ed il gioco è fatto.. il cane sarà portato sempre di più a rimanere in uno stato di attivazione perché cosi ha la nostra attenzione.

Il risultato è che saranno molto meno frequenti i momenti di calma del cane e più frequenti saranno quelli di esuberanza.

Cosa fare allora per dare valore allo stato di calma?

La risposta è sita già nella domanda stessa, ovvero diamo valore allo stato di calma.

Quando ci accorgiamo che il nostro bulletto riposa tranquillo sulla sua copertina, quando giace sulla sua copertina e gioca sereno con un suo giochino o rosicchia un suo ossetto, un suo corno di cervo, diamo valore a questi momenti.

Facciamogli capire che noi siamo felici di questo suo comportamento.

Questo non vuol dire che dobbiamo andar da lui e disturbarlo per accarezzarlo, sollevarlo per dargli i bacetti, gridargli la nostra felicità e lanciargli addosso i premietti di cibo, perché cosi facendo andremo nuovamente a riattivarlo.

Lo stato di calma deve partire in primis da noi: avviciniamoci quindi con calma, lo accarezziamo lentamente (va bene anche il palmo della mano perché stiamo parlando del nostro bulletto) e con aria entusiasta ma pacata e serena, esprimiamo la nostra soddisfazione con un BRAVO, per quello che sta facendo.

Questo comportamento non farà altro che imprime nel cane il concetto che se lui rimane tranquillo riceverà coccole, interessamento e qualche piccolo premietto. 

Lo stato di calma, inoltre, non è una cosa che si gestisce solamente nel proprio domicilio, ma in ogni momento, in ogni luogo dove ci si trova.

Quando si parte per andare a soggiornare da qualche parte allontanandosi, quindi, da casa, da quegli spazi che sono già sicuri per il cane, per un periodo di tempo più o meno lungo (da varie ore a giorni veri e propri), è buona cosa che il proprietario porti con sé, la copertina del cane.

Così facendo il cane saprà che ovunque sia e per quanto tempo occorra, lui avrà sempre il suo posto dove stare per ritrovare se stesso, ed in più capirà che in quella situazione ci dovrà rimanere per un periodo di tempo prolungato.

Se non garantiamo il conforto al cane, non possiamo pretendere di vivere con gioia la nostra vacanza. Lo stesso discorso vale se devo andare a casa di amici, al ristorante ad un meeting etc.. ovvero in tutte quelle situazioni ove si richiede al cane un periodo di attesa in tranquillità.

Altra indicazione importante per favorire lo stato di calma sulla copertina è di non identificare la copertina/cuccia come luogo ove indirizzare il cane dopo che ha compiuto qualcosa che non andava fatto.

Come pretendo che il cane viva positivamente la copertina, se poi risulta essere lo spazio verso il quale lo indirizzo come punizione per metterlo in castigo?

Ovviamente il cane marcherà quel luogo come spazio negativo, perché lo identifica come luogo di punizione, quindi lo eviterà a prescindere.

Se marchiamo negativamente la copertina, poi non stupiamoci se quando è il momento di rilassarsi il cane non sa più dove andare rimanendo in uno stato di agitazione.

Altro comportamento da correggere per favorire sempre lo stato di calma, è quello di richiamare il cane dalla copertina per intraprendere qualsiasi interazione; non bisogna relazionarsi al cane quando è nel suo spazio privato.

Lavorare bene sulla copertina è anche di aiutato per gestire molte altre situazioni che potrebbero essere fonte di seri problemi comportamentali nella relazione, quali il distacco.

 

Per favorire quindi lo stato di calma, seguiamo le seguenti indicazioni:

§ garantire uno spazio privato al bulletto, che sia solo suo;

§ non interagire col bulletto quando è in uno stato di agitazione;

§ premiare e dare valore allo stato di calma del bulletto, cercando di non dare dei tempi precisi per premiarlo, altrimenti il cane andrà in attesa. Il premio deve risultare occasionale e con tempi diversi, cosi il cane rimane in uno stato di calma ipotizzando che prima o poi qualcosa succederà;

§ intraprendere qualsiasi relazione a partire da uno stato di calma del bulletto, richiamandolo dalla sua copertina (attenzione però: can che dorme no va disturbato, il sonno è un bisogno primario del cane!!! Quindi attendiamo un suo risveglio).

Il concetto di base affinchè lo stato di calma sia visto dal cane come comportamento adeguato, è quello di premiare lo stato emotivo del cane (quando è tranquillo e sereno), non solamente una postura.

Un cane seduto sulla copertina che si sta riposando per riprendere fiato perché sta correndo per casa addentando qualsiasi cosa, non è indice di calma, quindi di attenzione a ciò che si vuole marcare.

Ultima indicazione prima di concludere questo argomento, è quello dei segnali di interazione.

Per favorire lo stato di calma del bulletto, devo comunicare al cane che ci sono dei momenti in cui ci si deve attivare ed altri invece in cui ognuno può pensare a se stesso.

Per iniziare qualsiasi attività, e questo vale sempre col nostro cane, utilizziamo dei segnali coi quali comunichiamo al cane la nostra intenzione di interagire con lui: es. “Nome del cane”, seguito da “DAI Vieni qui”!!

Segue, quindi, l’attività da svolgere ed infine diamo sempre un segnale di chiusura dell’interazione: “es. braccia incrociate che si aprono” seguite dalla parola “FINITO!”

Una volta chiusa l’interazione, qualsiasi interessamento verso il cane deve cessare, altrimenti l’interazione continua ed il bulletto non imparerà mai il segnale di chiusura delle attività e rimarrà sempre in attesa e in richiesta di attenzione.

Anche con lo sguardo si comunica.

Se dopo il segnale di chiusura io continuo a fissare il cane, gli sto comunicando che l’attività continua.

Ignorare vuol dire dimenticarsi del cane, ed iniziare ad interessarsi delle proprie cose senza alcun suo coinvolgimento.

Imparare a gestire i momenti di interazione e garantire lo stato di calma del proprio pelosetto, non solo vuol dire lavorare sulla mediazione, ma vuol dire lavorare anche sulla fiducia del cane verso di noi, accreditandoci ai suoi occhi come Guida.

Buona calma a tutti

 

Esercizio: nella figura 2 (sotto), dove posizionereste la copertina del vostro bulletto?

NB: le immagine selezionate ad hoc e riportate nel testo, sono tratte pubblicamente da internet.

 

Lasciate entrare il cane coperto di fango, si può lavare il cane e si può lavare il fango. Ma quelli che non amano né il cane né il fango.. quelli no, non si possono lavare.

(Jacques Prevert)


CENNI SULL' ETA' EVOLUTIVA

Se è vero che ogni singolo giorno del nostro buletto è importante e che tutta la sua vita è un valore, allora i suoi primi 2 anni di vita lo sono ancora di più. 

In questo periodo di tempo che chiamiamo età evolutiva, il cucciolo vive una fase di sviluppo importantissima, perché è in essa che costruisce la propria identità sia cognitiva che comportamentale.

È durante l’età evolutiva che avviene la crescita non solo fisica del bulletto, secondo tappe ben precise identificate come “periodi sensibili”.

È grazie a queste fasi che il cucciolo trasforma la propria esperienza in conoscenza e costruisce gli strumenti coi quali affrontare la vita. 

A fronte di quanto detto, si comprende subito la delicatezza di questo periodo e di come sia fondamentale per il cucciolo che il proprio riferimento (cioè noi) sia davvero una “buona base sicura secondaria” (ricordiamo che la prima base sicura insostituibile è la propria madre) che lo conduca nel mondo facendogli vivere le esperienze necessarie in relazione alla propria fase di crescita. Attenzione quindi alle prime esperienze che il bulletto vive: è sulle prime esperienze che si strutturano quelle successive.

Il cucciolo, infatti, in questa fase non è in grado, come del resto i nostri bimbi, di poter scegliere ciò che è giusto per lui;

siamo noi i suoi occhi per muoversi nel mondo! 

Garantiamo sicurezza e presenza e creiamo le condizioni affinché il nostro bulletto viva esperienze positive, lavorando quindi indirettamente sull’ autoefficacia.

Nei primi mesi il cucciolo non ha ancora gli strumenti per gestire ed affrontare “da solo” le frustrazioni e le esperienze negative che allontanano e lo chiudono nel mondo. 

Diventiamo, quindi, mediatori e garanti del benessere del nostro bullo, ricordando che “non far fare”, non sempre è la cosa giusta. Non permettere al cucciolo di vivere la giusta esperienza nel momento giusto (definita discronia), porta inevitabilmente ad una deriva comportamentale.

Un buon educatore cinofilo, può esserci di aiuto nell’ inquadrare le giuste esperienze e attività da far esperire al nostro pelosetto, per una corretta crescita.

Alla nascita il nostro bulletto possiede già delle informazioni prenatali (in base al retaggio di specie e al proprio bagaglio filogenetico) che strutturano la sua evoluzione, definendo il campo delle proprie possibilità esistenziali.

Un esempio pratico: a fronte della sua struttura fisica, la vocazione del bulletto (ovvero ciò che lo spinge proattivamente nel mondo per raggiungere gratifica ed appagamento), non sarà in primis l’attività fisica fatta di corse e agilità (come potrebbe invece un levriero), per cui se sono la sua Guida, devo impostare esperienze che non puntino primariamente su questa performatività.

Il compito della guida, infatti, è quello di far vivere al proprio bulletto delle esperienze compatibili al suo essere e alle sue possibilità. Solo così posso limitare quelle frustrazioni che bloccano e demotivano e ci screditano ai suoi occhi.

L’ etá evolutiva, abbiamo detto, è cadenzata dai periodi sensibili, ovvero le fasi ove è giusto che il bulletto viva un’esperienza adeguata a quel preciso periodo di vita.

Portare, ad esempio, un buletto in area cani, senza aver lavorato prima sulla socializzazione, automaticamente lo espone a vivere esperienze, oltre le sue possibilità, generando di sicuro elementi negativi ai successivi incontri con altri della sua specie.

Anche privare il proprio pelosetto di vivere esperienze necessarie per plasmare il carattere, crea delle lacune che poi da adulto non si possono colmare.

Attenzione, quindi, alla troppa protezione, che spesso impedisce al pelosetto di vivere esperienze che lo formano.

Bloccare una esperienza prima del tempo, o proporla solo quando il cane è adulto, porta sempre a delle lacune comportamentali. 

Avere contezza, quindi, di quello che sono i periodi sensibili (fase neonatale: prime 2 settimane di vita - periodo di estrema necessità della presenza della madre che oltre a dare sicurezza è la chiave per aprirsi al mondo; fase transizionale: dalla terza alla quarta settimana - periodo in cui si struttura il processo di attaccamento, quale momento più importante di tutta la crescita del cucciolo perché in essa iniziano le prime esperienze nel mondo; fase di socializzazione: dalla quarta settimana al quarto mese - periodo delicato durante il quale il cucciolo passa progressivamente dalle cure materne alle cure umane del pet owner, confrontandosi con gli altri soggetti del mondo; fase pre-adolescenziale: dal quinto mese al secondo anno - periodo in cui dal distacco si passa alla ricerca di un ruolo nel mondo ed emergono le caratteristiche di razza; fase post-adolescenziale: dal secondo anno in poi - periodo che apre il via all’ età adulta ove si consolida il comportamento acquisito) permette al cane di raggiungere i due obiettivi di base del comportamento: quello di corrispondenza, ovvero l' appartenenza ad una specifica specie e quello di correlazione, ovvero l' adattamento alle situazioni. 

Se è vero che cane si nasce, è anche vero che cane si diventa e in questo percorso di vita, in primis la madre e poi il pet owner, sono le due guide fondamentali affinché il tutto possa avvenire nel massimo rispetto dell’ individuo.

Apparentemente questo quarto incontro può apparire un po’ sterile, poiché non parlo direttamente di cose pratiche che si possono subito applicare alla nostra relazione con il bulletto.

La trattazione di quello che risulta essere il percorso educativo/pedagogico che ogni cucciolo dovrebbe vivere, prevede un’analisi più approfondita e dettagliata di ogni singolo concetto espresso in questo articolo.

Tuttavia, dare delle indicazioni sui generis, spero possa essere di stimolo per comprendere appieno il reale valore del bulletto, affinché possa crescere nel rispetto della propria natura, soddisfacendo i propri bisogni di specie.

 

Non è importante quanto tempo passate fuori con il cane ma come

(Stefan Wittlin)


 IL GIOCO

È capitato, in qualche occasione, di entrare in casa delle persone e notare in un angolo della stanza vicino alla copertina, un cestino stracolmo di pupazzetti, palline di varie dimensioni e materiale, trecce, riportelli, qualche ossetto di pelle di bufala, kong e chi più ne ha e più ne metta. 

Con grande sorpresa e un po’ di ironia esprimevo meraviglia nel dire che il bulletto di quella casa fosse davvero fortunato ad avere tutti quei giochi. A siffatta osservazione, come mi aspettavo, ricevevo come risposta un diniego, poichè nonostante tanta abbondanza, il bulletto non era affatto interessato al gioco, avvertendo anche un po' di delusione e sconforto da parte del P.O.

(pet owner)

 

 

Niente di più ovvio, a questi presupposti!!

Spieghiamo, allora, in questo quinto incontro cosa è il Gioco è quali sono i consigli da seguire affinché con esso, venga fuori il vero bulletto che tutti immaginiamo. 

Iniziamo nel dire che il "gioco" non è qualcosa che si impara, ma è già parte del DNA dell'individuo.

Si imparano le regole e i comportamenti per strutturare il gioco e farlo diventare qualcosa di piacevole, ma l'intento e la voglia di giocare appartiene già al cucciolo.

Nel gioco il cucciolo ritrova il passato della propria filogenesi.

Il gioco oltre essere divertente, è anche utile, tanto che lo ritroviamo ancora oggi come comportamento innato presente sin dalla nascita.

Il cucciolo incomincia a conoscere il mondo attraverso il gioco. Se l’evoluzione ha strutturato il gioco come connotato legato alla specie, significa che è un vantaggio per la sopravvivenza e la selezione naturale.

Il concetto base, quindi, che tutti noi dobbiamo tenere bene a mente è che se un carattere è presente nell’ individuo, allora diventa un bisogno e come tale deve essere espresso per avere gratifica ed appagamento.

Diversamente genera inquietudine e frustrazione .

Lo ripeto " ......diventa un bisogno e come tale deve essere espresso per avere gratifica ed appagamento. Diversamente genera inquietudine e frustrazione".

Non esiste, quindi, cane che non voglia giocare, ma esistono P.O. pigri che non sanno leggere e comprendere i bisogni del proprio pelosetto. 

Ricordiamo che è attraverso il gioco che il cucciolo inizia la sua conoscenza nel mondo, acquisendo padronanza di sè e delle proprie capacità, affrontando poi ostacoli che lo conducono ad una propria individualità. 

Questo significa che è attraverso il gioco che il cucciolo mette alla prova le proprie competenze e comportamenti, che gli serviranno poi da adulto. La figura della base sicura (prima la madre, poi il P.O.) diventa , quindi, la guida verso il comportamento più corretto da adottare in quella situazione, ovvero nel qui ed ora. 

Il gioco è anche strumento per la comunicazione. Può capitare che il nostro bulletto ormai adulto, si ponga in modalità ludica con gli altri compagni, anche per stemperare delle situazioni magari un po’ difficili da sostenere.

Quell ’invito al gioco, con il classico inchino, infatti, non vuol dire solamente giochiamo, ma ha un valore molto più ampio del tipo:

ehi bello, non temere, tutto ciò che faremo ora, sarà solo in modalità di gioco, per cui non ti arrabbiare e stai sereno, ok?

Tramite il gioco si entra in una relazione intima col proprio bulletto poiché un buon gioco, non solo lavora sulla relazione ma garantisce anche l’espressione comportamentale di razza.

Quando nell’ ultimo incontro parleremo di motivazioni, si comprenderà meglio questo concetto.

Teniamo in considerazione che il bouledogue francese è un piccolo molossoide appartenente, come razza, ai cani da compagnia, per cui oltre all’ affiliazione, entrano in gioco anche possesso, competizione, collaborazione e comunicazione. 

Lanciare una palla o un legnetto fine a se stesso, non ha alcun valore per il nostro bullo. 

Cominciamo però a prestare attenzione alla pallina, dandole valore e facendola desiderare al nostro pelosetto ingaggiandolo e vedrete subito come gli occhi saranno su di voi.

Non solo per dare al via ad un bel gioco, ma per fare un gioco in vostra compagnia, dando espressione ai propri connotati di razza. Questo è la cosa più importante per il cane. 

Talvolta, capita di sentire dire da vari P.O. che il proprio cane non sa giocare perché nelle attività diventa troppo esuberante e difficile da contenere.

Risultato di questo pensiero è che al povero bulletto non viene proposta mai alcuna attività, venendo trattato come un bambolotto cui si offre cibo, acqua e tutti i confort per farlo vivere bene, aumentando, inconsapevolmente, ancora di più l’inquietudine del cane (per comprendere meglio tale concetto dovete aspettare sino al prossimo incontro).

Non si contempla la possibilità di dare delle regole al cane, che invece, pur di fare una attività insieme a noi, è disposto ad impararle subito. Questo è un altro elemento da tenere in considerazione. 

Se il cane non ha regole è perché siamo noi che non gliele abbiamo spiegate. Tale aspetto lo si riscontra anche nella vita di tutti i giorni. 

Un buon metodo infatti per spiegare le regole al nostro bulletto, è quello di inserirle in un contesto ludico.

Per semplificare un po’ il discorso, vediamo in pratica alcuni aspetti del gioco. 

Il gioco in sè, può essere di due tipi: individuale quando il cane gioca con se stesso, esempio quando è sulla sua copertina che sgranocchia un corno di cervo, gioca con la pallina e così via, o sociale quando il cane nel gioco coinvolge anche altre figure quali l’uomo.

Poiché il gioco è un insieme di attività di svago, non sono contemplati grandi obiettivi pedagogici da raggiungere, come invece avviene nelle attività ludiche o attività evolutive attraverso le quali il cane disciplina un comportamento specifico.

Tuttavia, affinché il gioco non degeneri in situazioni stressanti, necessita di alcune regole di base fondamentali. 

Nel gioco si puó prevedere l’ utilizzzo di più target quali palline, legni, corde etc. e sono contemplati più contesti/luoghi di attività che portano a più modalità operative ed espressive.

Nel gioco non sono richieste competenze operative specifiche, ma ovviamente si deve sempre tenere in considerazione il tipo di razza e la singolarità dell’individuo.

Se un nostro bulletto presenta dei problemi fisici/sensoriali che in qualche maniera possono limitare il movimento, allora proponiamo giochi dove la disabilità non debba essere un fattore limitante onde evitare che il cane vada in frustrazione perdendo anche l’auotoefficacia e l’autostima.

Anche il continuo scambio di ruoli é consentito nel gioco (chi era preda diventa predatore e così via).

Affinché comunque il gioco possa sempre essere considerato un momento di condivisione e divertimento sano, dobbiamo considerare le seguenti indicazioni:

-acquisiamo la fiducia del nostro bulletto accreditandoci si suoi occhi ricordando che un buon compagno di gioco è sempre un buon amico cui riferirsi (attenzione però a non scordare che la fiducia la si deve costruire sempre, non solo nel gioco);

 

-facciamo in modo che il bulletto abbia sempre una marcatura positiva del momento che condivide con noi o con altri della sua specie, così facendo lavoriamo positivamente sul suo assetto emozionale (marcatura emozionale positiva vuol dire apertura al mondo);

 

-utilizziamo una corretta comunicazione, sia verbale che non introducendo sempre dei segnali di INIZIO e CHIUSURA della sessione di gioco (non possiamo pretendere che il nostro bulletto si tranquillizzi se non gli diciamo che il gioco è finito);

 

-non lasciamo in giro i giochi del nostro bulletto perché perderebbero di valore e nel momento in cui glieli proponiamo, l’interesse verrebbe meno (non è l’oggetto in sè che attiva il gioco, ma l’oggetto è il tramite per stare nella relazione);

 

-lavoriamo anche sugli autocontrolli, sapendo che il gioco è bello quando non si va oltre e la situazione rimane sempre di svago e mai di tensione; 

 

-chiudiamo le sessioni di gioco prima che il bulletto si stufi di continuare, lasciando sempre un po’ di languore all’attività (così facendo il ricordo del gioco sarà positivo e il bulletto sarà contento quando glielo riproponiamo);

 

-chiudiamo il gioco dopo che abbiamo rallentato le attività, altrimenti il picco di arousal (stato di attivazione emozionale) rimane elevato e la voglia di continuare è ancora presente; 

 

-rispettiamo sempre il nostro bulletto comprendendo la sua comunicazione, invitandolo al gioco quando è predisposto ad esso; 

non aspettiamo che sia sempre il bulletto a venirci a chiamare per iniziare il gioco, ma anticipiamolo nei suoi bisogni. Solo così ci accreditiamo ai suoi occhi come colui che lo comprende e come colui col quale il suo benessere è garantito;

 

-non preoccupiamoci di fare vivere qualche piccola frustrazione al nostro pelosetto; come abbiamo detto nel gioco molti comportamenti se controllati, sono permessi. Per cui anche le piccole sconfitte o insuccessi, sono vissuti con una componente emozionale positiva e ciò è importante proprio per imparare a vivere; 

 

-rispettiamo sempre i tempi di riposo del pelosetto dopo una sessione di gioco.

 

Queste semplici indicazioni vogliono essere un vademecum affinché il gioco possa essere un momento fondamentale che rinforza ed accresce la relazione.

Non scordate mai che nel gioco qualsiasi attività stimola la mente del cane e quanto più stimolanti sono le attività che gli proponiamo, tanto più la mente del cane si struttura e maggiore sarà il suo livello di flessibilità cognitiva, ovvero la capacità di adattarsi alle situazioni quale elemento fondamentale per poter stare nella società. 

 

Divertitevi insieme a lui, dimostrategli che lo comprendete e vi troverete davvero un amico di avventura. La vitalità del bulletto è la sua qualità più bella; impariamo a riscoprire tutto questo e ritroveremo il cane.

 

NB: Le immagini selezionate ad hoc e riportate nel testo sono tratte pubblicamente da Internet.

 

" La fedeltà di un cane è un dono prezioso che impone obblighi morali non meno impegnativi dell’amicizia con una creatura umana"

(K.Lorenz)

 


LA MENTE DEL BULLO

 

 

Nulla avviene per caso.

 

Quando ho deciso di mettere per iscritto per questa rubrica alcuni argomenti che sono di base per l’educazione cinofila, mi sono riservato di lasciare per ultimo quello che è l’argomento più importante, da cui parte il tutto. La trattazione di questo ultimo argomento è molto delicato, infatti, e dovevo trovare il modo di scriverlo in maniera che non fosse solamente un qualcosa di nozionistico ma risultasse utile anche nel pratico.

Mi mancava, peró, lo spunto per iniziare l’argomento. Ebbene, all’ultimo incontro tenutosi a Padova del Rescue, è capitato un evento che mi  ha dato lo spunto per iniziare a trattare proprio questa tematica.

 

Vi spiego in breve l’accaduto e poi partiamo.

“Eravamo un gruppo di persone con i rispettivi bulletti intenti alla chiacchiera e a qualche risata, quando ad un tratto si avvicina una donna che gentilmente ci invitava a non fare abbaiare i cani perché essendo nel pieno pomeriggio, momento dedicato  alla pennica, i vicini si sarebbero potuti lamentare”.

 

Ed  è qui che parte la mia riflessione; mi sono chiesto: perché i cani abbaiano?

 

Risposta: i cani abbaiano per comunicare!

Evidentemente in quel momento l’abbaio dei bulletti in riferimento a ciò che stavano vivendo/facendo, aveva un significato.

Quindi, a fronte di ciò, come faccio io a dire di smettere al mio cane di abbaiare  se per lui è importante esprimere il suo stato?!?

Partendo dal fatto che l’abbaio di un cane ha un significato emozionale, bloccare la sua voce vuol dire bloccare la sua espressione emotiva.

Ma il  cane non è una macchina,  non è un automa che lo si accende e lo si spegne quando si vuole.  

 

Il cane è un animale senziente, dotato di una propria mente e di un proprio comportamento e come individuo del mondo ha tutto il diritto di esprimersi, come del resto facciamo noi.   Ed è proprio questo l’argomento del sesto ed ultimo capitolo: la mente del cane.

 

Inizio subito col dire che quello che spiegherò in questo articolo, accomuna quei mammiferi (come l’uomo, il cane...) che per diventare adulti necessitano delle cure parentali.

Quindi la strutturazione mentale di questi soggetti è la medesima, quello che cambia sono i contesti e le specificità di specie.  Ovviamente, l’argomentazione di questo grande capitolo è molto più approfondita e più dettagliata delle nozioni che io riporto nell'articolo, ma ovviamente per condizioni logistiche, mi limiterò a riportare i concetti più significativi e pratici, affinché anche da questa lettura si possa trovare spunto per mettersi in discussione con il proprio cane ……e credetemi,  non è mai abbastanza!

 

La mente è un insieme di componenti (ciò che è presente), che uniti tra di loro a seconda dei contesti e delle proprie esperienze, danno origine a delle composizioni (ciò che viene assemblato). La mente di un individuo, quindi, è anche un insieme di composizioni sia  innate, ovvero ereditate come retaggio filogenetico, che determinate dalla propria esperienza (ontogenesi). 

Il comportamento per come lo intendiamo, quindi, non è nient’altro che una espressione dello stato mentale riferito al qui e ora. Questo vuol dire che ogni qualvolta  vado a considerare il comportamento di un soggetto, lo devo sempre contestualizzare nel qui e ora di quel preciso momento, perché una sua generalizzazione potrebbe non giustificare e le condotte future  dell’individuo.  

 

Le proprie esperienze e gli strumenti acquisiti durante la vita per interpretare e classificare la realtà, non sono infatti un qualcosa di fisso, ma si modificano a seconda del proprio vissuto. Ecco perché è importante contestualizzare sempre ogni singola espressione che noi andiamo a valutare ed ecco perchè è importante far vivere le esperienze giuste al momento giusto al nostro cane (vedi articolo sull'età evolutiva), per creare strumenti e nuove configurazioni per affrontare la realtà, in un contesto di flessibilità cognitiva ed adattabilità. 

 

Quali sono le componenti di uno stato mentale?  

 

Distinguiamo essenzialmente due tipi di componimenti, le componenti posizionali e le componenti elaborative; le prime indicano  verso cosa e come si muoverà il cane nel mondo, quali target cercherà per raggiungere gratifica e appagamento; le seconde invece spiegano in che modo il cane del proprio vissuto ne farà esperienza e come tradurrà il mondo. Mentre le componenti elaborative sono più materia di un buon educatore cinofilo, perché importanti  per intervenire sull’elaborazione di un comportamento, le componenti posizionali risultano più intuibili e più immediate da comprendere da un punto di vista pratico, motivo per cui in questo articolo parleró solo di queste.

Le componenti posizionali indicano in che modo si pone l’individuo nel mondo; che posizione assumerà in riferimento a ciò che lo spinge a muoversi sia in termini di target che stato d’animo.

Le componenti posizionali (motivazioni, emozioni ed arousal), infatti, ci dicono  quali sono i punti di interesse di un individuo inserito in un contesto.  

 

Facciamo un esempio: prendiamo un bella giornata di sole, un prato fiorito con qualche farfalla che svolazza tra un fiore all’altro e inseriamoci un cane ed un bambino.

Vedremo subito i due soggetti che si comporteranno in maniera differente: Il bambino attirato dai fiori colorati, inizierà a raccoglierli andando a selezionare quelli dai colori più vivaci che attirano di più il suo interesse; il cane invece, inizierà a correre e saltellare nell’intento di poter prendere le farfalle.

Due soggetti diversi che esprimono comportamenti diversi e nessuno potrebbe esprimere giudizi in merito a chi stia compiendo l’azione più corretta. Entrambi hanno messo in atto un comportamento tipico della loro specie, dando agio a ciò che la propria motivazione li spinge a fare.  Ed è proprio la Motivazione la prima delle componenti posizionali.  

Spieghiamo meglio cosa sono le motivazioni e così comprenderemo meglio i 2 comportamenti nel prato fiorito.

 

Le motivazioni

 

Le motivazioni sono componenti posizionali proattive,  ovvero ci spiegano che cosa cercherà il soggetto nel mondo per poter raggiungere una gratifica e quindi un appagamento (attenzione gratifica e appagamento non sono la stessa cosa, riuscite a cogliere la differenza?).

Nel campo della cinofilia sono 18 le motivazioni che sono state studiate fino adesso.  Il concetto più importante da sapere è che in tutte le razze sono presenti le 18 motivazioni: predatoria, territoriale, possessiva, collaborativa, competitiva, epimeletica, etepimeletica, perlustrativa, esplorativa, sessuale, comunicativa, cinestesica, somestesica, affilitativa, protettiva, sillegica, di ricerca e sociale.

Questo vuol dire che un bouledogue francese,  un maremmano e un rottweiler hanno tutte le 18 motivazioni nel loro carattere. Quello che differenzia un razza da un’altra, è il volume/peso che nella propria strutturazione mentale ha ogni singola motivazione. Questo dipende molto dalla selezione che l’uomo ha imposto per individuare una razza, come cane da lavoro. Un maremmano ad esempio, selezionato per fare il guardiano degli armenti, avrà una motivazione territoriale più forte rispetto alle altre razze, mentre un border collie,  quale pastore, avrà come motivazione principale la predatoria. Come abbiamo già spiegato nel precedente articolo sul gioco, il bouledogue francese è inserito all’interno della razza “cani da compagnia”, per cui tra le sue motivazioni emergenti ci sono sia quelle generali del molosso (da cui deriva), che quelle del gruppo di appartenenza, quali affiliazione e collaborativa. Non esiste cane che non abbia motivazioni. La motivazione non si annulla mai, se rimane inespressa è comunque presente.

Più motivazioni  emergenti,  che puntano verso la stessa direzione, definiscono la  vocazione del cane.

Questo concetto risulta fondamentale per poter garantire uno stato di benessere al proprio cane.

Come abbiamo detto nel gioco, se qualcosa appartiene all’individuo perché è una componente innata,  allora diventa un bisogno; così le motivazioni e la vocazione del cane diventano i binari su cui muoversi affinché si possa far vivere una vita adeguata al proprio cane in linea al suo essere, evitando quindi le derive comportamentali.

In altre parole, il cane pastore, per il quale la motivazione predatoria è una motivazione prevalente, affinché possa vivere in agio comportamentale, inteso quindi come stato di salute mentale, ha bisogno di esprimere la predatorietà. Diversamente,  se il bisogno non viene soddisfatto, prima o poi  riemerge, andando a trasformarsi in una deriva comportamentale che potrebbe diventare un serio problema poi per la nostra società.  La funzione dell' educatore cinofilo, pertanto, è quella di elaborare un percorso pedagogico per strutturare l'espressione di questa motivazione, affinchè diventi risorsa e non problema. 

Questo è un esempio che vale per tutte le altre motivazioni.

Nel bouledogue francese,  quindi,  la vocazione è composta essenzialmente dalla motivazione possessiva, affiliativa, comunicativa, competitiva.  Quindi,  garantiamo agio al nostro bulletto facendogli fare attività/giochi ove possa esprimere la sua natura.  Il concetto di base è solo questo!

 

Questi sono bisogni fondamentali che devono necessariamente essere espressi, affinchè il bulletto viva in un proprio benessere psicofisico. Una vita fatta di inibizioni, vessazioni e conazioni, quindi una vita dove la propria natura non può essere espressa, porta il cane a vivere in uno stato di disagio. Ma il bisogno inespresso prima poi  riemerge per trovare soddisfazione, dando quindi origine a condotte inappropriate come il continuo leccamento di alcune parti del proprio corpo (grooming autoriferito), comportamenti compulsivi ossessivi,  il morso autoriferito, problemi alimentari etc. o addirittura l'esaltazione di altre motivazioni con le quali il cane soddisfa il proprio bisogno di razza. Tutte queste problematiche sono indice di un bisogno inespresso.  

 

Non stupitevi,  ma tutto questo vale anche per noi umani.   Annullate la libertà di espressione di un bimbo e vediamo poi che tipo di adulto diventerà.  

La maggior parte delle volte, infatti, che viene chiamato un educatore cinofilo per sanare un comportamento quasi in deriva, il 90% delle volte dietro al disturbo si cela la mancata espressione motivazionale del cane a seconda della propria razza.  Il discorso qui si articolerebbe ancora,  ma per semplicità e per affrontare le altre due componenti posizionali,  il mio consiglio è proprio questo:  non lasciate nell’ozio il vostro bulletto, ma proponetegli attività da fare assieme  ove possa esprimere la sua bullosità.

Non inibite il bulletto a muoversi nel mondo, ma siate guida delle cose da fare. Ricordate che la mente non concepisce il NON FARE; la mente è una composizione proattiva che funziona sempre. Un esempio? Se vi dico di non pensare ad una pallina rossa, cosa in realtà avete appena pensato?

Volete che il vostro cane non faccia una cosa, insegnategli allora cosa fare in alternativa, solo cosi si inibirà una condotta non desiderata, poiché sostituita con una più produttiva, che attiva la mente.

Garantire sempre la presenza di regole, come nel gioco, affinché il bulletto comprenda che il tutto deve avvenire in una cornice entro la quale potersi esprimersi.  La troppa libertà può creare generalizzazione che sfocia poi seri in problemi di gestione.  Esempio pratico: se in casa gioco con lui a fare il tiramolla con l’ asciugapiatti,  poi con la corda dell’accappatoio, poi con un maglione vecchio (solo io so che è vecchio, non lui), poi con le scarpe... non stupitevi se la prima volta che  non ci siete e trova un vostro vestito nuovo,  lo disintegra come se non ci fosse un domani, o ancora peggio, che fuori casa corra dietro ad una frangia di un maglione di un passante. 

 

A fronte di quanto esposto, ora siamo in grado di capire come mai il cane e il bambino abbiano assunto comportamenti diversi nel prato. La risposta sta proprio nel singolo retaggio filogenetico di specie. Ricordiamo che il cane discende dal lupo, per cui tra le motivazioni più importanti ritroviamo la predatoria ovvero l’interessamento a ciò che si muove sul terreno. Questo spinge il soggetto verso tutto ciò che si muove sul terreno, come ad esempio le farfalle sul prato. 

Il bambino, invece, nel proprio retaggio ritrova la motivazione sillegica, ovvero l’interessamento a tutto ciò che emerge dal terreno. Non dimentichiamo che l’uomo nasce come raccoglitore di frutta per la sopravvivenza e questo comportamento e ciò che al giorno d’oggi ritroviamo inconsciamente nel nostro hobby di collezionare francobolli, gomme profumate, e così via.  Quindi in conclusione, sia il cane che insegue le farfalle che il bambino che raccoglie i fiori, stanno soddisfacendo involontariamente un loro bisogno primordiale.

 

Le emozioni

Le emozioni sono la seconda componente posizionale; sono la risposta del soggetto nei confronti del mondo. 

Le emozioni indicano come viene marcata l’esperienza vissuta e come ci si predisporrà nei confronti dei nuovi eventi.

Le emozioni, quindi, sono un elemento fondamentale affinché un soggetto possa muoversi nel mondo. 

Un’emozione positiva é indice di apertura verso il mondo, mentre un' emozione negativa può essere la causa della chiusura in se stesso e di allontanamento dal mondo.

Ecco l’importanza di far marcare al nostro bulletto sempre positivamente l’esperienza vissuta: ció che viene vissuto con piacere, viene fissato maggiormente nella mente e diviene quindi maggiormente ricercato, lavorando quindi anche sulla memoria.

Le emozioni per il cane, sono anche comunicazione.  L’abbaio per come lo percepiamo noi,  non è solo un insieme di suoni,  ma sono stati emozionali che vengono espressi. 

Anche il movimento del corpo, coda, pelo etc. sono indice di espressione emozionale. Paura, gioia, tristezza, sorpresa, disgusto... emozioni di base innate da cui originano quelle secondarie, coordinate dall’esperienza.  

L'importanza delle esperienze guidate nasce proprio dal fatto che sono le esperienze giuste a far strutturare il comportamento di un soggetto che abbia fiducia del mondo.  Diversamente, prevaricheranno emozioni come paura, insicurezza, timidezza, diffidenza che possono diventare vere e proprie fobie.

Attenzione anche al nostro stato di animo. Il nostro bulletto, come del resto tutti i cani,  è in grado di leggere, per osmosi,  il nostro stato, capendo quando siamo tristi, felici, demotivati e cosi via, entrando in empatia con noi. 

Questo aspetto è da tenere in considerazione nel momento in cui proponiamo delle attività al pelosetto; non posso pretendere che il mio cane sia festoso e fiducioso nell'affrontare la nuova esperienza, se io mostro preoccupazione, ansia e paura. Insomma,  proprio come noi umani.

Ultima considerazione importante da fare è che motivazioni ed emozioni viaggiano in parallelo e una può compensare l'altra. Se devo abbassare lo stato di ansia di un soggetto, quale modo migliore di occupargli la mente facendogli fare attività in linea con il suo stato motivazionale (perchè crea agio) che lo distolgono dal concentrarsi sul suo disagio?!? Del resto, cosa fate voi quando non volete pensare ad una cosa che vi fa stare male? 

Vorrei concludere questo piccolo paragrafo sulle emozioni, utilizzando una metafora di un caro amico: le emozioni sono colori, sono ciò che danno carattere alla vita. Colorate la vita dei vostri bulletti di colori caldi e vivaci e avrete un bulletto che avrà occhi solo per voi. ....... non scordatelo mai.

 

lo stato di arousal 

 

La terza componente posizionale è quello che viene  definito stato di attivazione emozionale, ovvero  

la soglia di reattività di un soggetto di fronte ad uno stimolo. 

Il nostro stato d’animo cambia a seconda della situazione, variando da un range ai cui estremi troviamo inquietudine e noia. Durante l’arco della giornata non ce ne accorgiamo ma il nostro stato emozionale si alterna, adattandosi al tipo di esperienza che stiamo vivendo.   Quindi ci saranno momenti in cui siamo particolarmente attivi e dei momenti in cui siamo particolarmente tranquilli.   

Lo stato di arousal ci dice anche che tipo di risposta emozionale il soggetto avrà nei confronti di quella particolare esperienza e con quale intensità di risposta affronterà l’evento.   

Se io mi attivo particolarmente troppo di fronte ad un evento tutto sommato tranquillo, ciò significa che il mio  stato emozionale non risulta conforme alla tipologia di esperienza che sto vivendo. Questa condizione la ritroviamo, nei nostri pelosetti quando li vediamo troppo eccitati di fronte ad un evento quotidiano. Anche la situazione opposta si può verificare, ovvero abbiamo una risposta mogia di fronte ad un ingaggio molto invitante.

In condizioni normocomportamentali il nostro stato emozionale  fluttua da umo stato superiore ad uno inferiore mantenendo comunque la capacità di ritornare in tempi brevi, in equilibrio, a seconda del momento vissuto,  garantendo così che attenzione e concentrazione si alternino senza creare scompiglio.   Un bulletto che presta attenzione a tutto ciò che lo circonda, è un cane che vive una forma di disagio perché non trova mai lo stato di calma, con impossibilità quindi a stare tranquillo vivendo in piena inquietudine. Viceversa, un bulletto troppo concentrato su se stesso (come nella noia) non presta attenzione al mondo che lo circonda. In queste condizioni di disagio, risultano utili tutte quelle attività che lavorano sulla calma e sull’agio motivazionale che garantiscono benessere e capacità di autocontrollo, in maniera tale che il cane stesso stia protagonista dei propri sentimenti e non ne sia vittima.

 

Tutti gli articoli precedenti di questa rubrica, ora trovano una netta connessione tra loro, perché in breve danno un’idea che dietro al nostro bulletto, non ci sono solo espressioni buffe, rumori che ci fanno sorridere  e non c’è un mondo di sole coccole, ma c’è una coscienza e ci sono dei bisogni che devono essere rispettati e garantiti, sempre,

perché ricordate

“…… un cane non si ribellerà mai ad un cattivo padrone, ne soffrirà solamente....”

(Graeme Sims)