TERZA PALPEBRA - OCCHIO A CILIEGIA

 

Può capitare, invece, che la terza palpebra appaia diversa rispetto al solito.

Tra le più comuni alterazioni troviamo soprattutto:

  • “Occhio a ciliegia”: con questo termine ci si riferisce all’estroflessione o prolasso della terza palpebra, ed in particolare della ghiandola lacrimale contenuta al suo interno. Questa è normalmente nascosta, ma in alcuni casi può fuoriuscire, per cui riusciamo a vederla esternamente. In questi casi noteremo la presenza di una struttura sporgente e rigonfia di colore rosso, alla quale è dovuto il nome della patologia. Si tratta di una condizione più frequente nel cane, ed in particolare in alcune razze, come Bulldog, Beagle, Cocker Spaniel e altri cani con il muso appiattito. Le cause non sono note, ma si ipotizza che possa dipendere da forti infiammazioni o irritazioni della ghiandola, ma anche da fattori genetici legati alla razza;

 

  • Eversione della terza palpebra: Consiste nella rotazione anteriore (verso l'esterno) del margine della terza palpebra, più diffusa tra le razze canine di grande taglia e nel gatto Burmese, non si sa ancora se sia su base ereditaria. La diagnosi viene effettuata alla visita clinca e, se riscontrata a pochi mesi di età, si può attendere finchè il soggetto non sia giunto a pieno sviluppo; nel caso la patologia sia ancora presente si procede con l'asportazione chirurgica della porzione di cartilagine everta.
  • Margine della terza palpebra non pigmentata: il margine libero di una o di tutte e due le terze palpebre risulta non pigmentato. Il cane viene portato alla visita per una presunta irritazione congiuntivale che è molto più che apparente che reale.
  • Prolasso della ghiandola della terza palpebra (occhio a ciliegia): . Tende a colpire razze spesso predisposte anche alla cheratocongiuntivite secca. Consiste nella movimentazione della ghiandola che normalmente si trova alla base della medesima palpebra e risalendo dorsalmente si manifesta come una massa rossastra localizzata in corrispondenza del canto mediale. Questa dislocazione porta ad una infiammazione e irritazione costante. La terapia è prettamente chirurgica e consiste nel riposizionamento della stessa tramite l'utilizzo di una delle tecniche più utilizzate. Bisogna far presente che la maggior parte di queste tecniche possono avere una percentuale di recidiva attorno al 10% in particolare in razze come lo Shar Pei, Bulldog Inglese e il Mastino Napoletano. Poiché tale ghiandola produce più di 1/3 della componente acquosa lacrimale, se ne sconsiglia vivamente l'asportazione in quanto potrebbe provocare l'insorgenza di una cheratocongiuntivite secca iatrogena.
  • Congiuntivite follicolare della terza palpebra: La congiuntivite follicolare colpisce soprattutto il cane, ma alcune forme si possono trovare anche nel gatto e nel cavallo. Consiste in una congiuntivite con associata la presenza di follicoli iperplastici sulla superficie bulbare della terza palpebra. Solitamente riguarda congiuntiviti con una stimolazione antigenica cronica tipo la chlamidya nel gatto e la presenza di Onchocerca nel cavallo. La terapia consiste nell'asportazione di parte dei follicoli e in associazione a questo la somminstrazione di corticosteroidi topici.
  • Congiuntivite plasmocellulare: è una congiuntivite su base immunomediata spesso bilaterale che colpisce soprattutto cani di razza come Pastore Tedesco e Pastore Scozzese. Si manifesta come un ispessimento e viraggio di colore verso il grigio-rosa della terza palpebra. La terapia consiste nella somministrazione topica di farmaci immunosoppressori.
  • Altre patologie della terza palpebra: a carico della terza palpebra si possono verificare lesioni traumatiche come le lacerazioni, la migrazione di corpi estranei sulla superficie bulbare della terza palpebra (spesso causa di ulcere corneali), tumori della terza palpebra (carcinomi squamocellulari, emangiomi-emangiosarcomi, papillomi virali, melanomi, linfomi-linfosarcomi) il trattamento tende ad essere l'asportazione di tutta o parte della terza palpebra a seconda della tipologia tumorale. Oltre a questo potrebbe essere necessaria e quindi consigliata la crioterapia o la chemioterapia.